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Incapacità di assumere gli obblighi essenziali per cause di natura psichica

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Impossibilità di assumere gli obblighi esenziali del matrimonio per cause di natura psichica (il coniuge psicopatico)

Il matrimonio cristiano è fondato su principi ben definiti e chiari: unità, indissolubilità comunità di vita ordinata al bene dei coniugi ed alla procreazione. Non tutte le persone hanno pertanto la capacità di assumere gli obblighi essenziali alla vita coniugale perché sofferenti di psicopatologie incompatibili con una piena vita matrimoniale. La normativa canonica fa comunque riferimento non solo alle malattie psichiche vere e proprie, ma anche a tutte le anomalie psichiche in senso lato.

Come esempio di alcune “cause di natura psichica” enumeriamo: “l’omosessualità, il “transessualismo”, altre anomalie sessuali o psicosessuali come il “narcisismo”, “alcolismo”, “tossicodipendenza”, “sadismo”, “masochismo”, noncuranza o negligenza strafottente (“menefreghismo”), “satirismo”, “ninfomania” per quanto riguarda la comparte, introversione fino alla in comunicazione con l’altra parte e quindi incapacità di comunione interpersonale etc.

L’impossibilità in questione deve essere presente nel momento della celebrazione del matrimonio, cioè nel momento di consentire. Le cause di natura psichica pertanto “incapacitano” il soggetto ad assumere gli obblighi nel momento di contrarre e quindi gli impediscono di emettere un consenso matrimoniale valido.

L’impossibilità tuttavia non deve essere perpetua, ma può essere anche transitoria. La valutazione se la causa di natura psichica sia tale da rendere nullo il matrimonio verrà valutata in sede di processo canonico. A questo proposito giova riportare una espressione di Giovanni Paolo II: “Il fallimento dell’unione coniugale non è mai in sé una prova per dimostrare tale incapacità dei contraenti, i quali possono avere trascurato, o usato male, i mezzi sia naturali che soprannaturali a loro disposizione, oppure non avere accettato i limiti inevitabili ed i pesi della vita coniugale, sia per blocchi di natura inconscia, sia per lievi patologie che non intaccano però la sostanziale libertà umana. Una vera incapacità è ipotizzabile solo in presenza di una seria forma di anomalia che comunque si voglia definire, deve intaccare sostanzialmente la capacità di intendere o volere del contraente.”

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